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Torino, sogni da Champions: calendario ostico, ma l’ambiente ci crede

Il Torino ha vinto ieri sera contro il Milan imponendosi dal punto di vista fisico, tecnico e tattico. Moretti, ammonito, salterà il derby di venerdìUna dopo l’altra, messe in finale, Inter, Milan, Napoli, Roma e Juventus. Le grandi del calcio italiano con cui il Torino ha giocato da grande anche lei, qualche volta raccogliendo meno di quanto meritasse. La vittoria contro i rossoneri mancava dal 2001, e ieri i grana si sono presi i tre punti con gli interessi a giudicare da come è scaturita la vittoria. Una supremazia a tratti schiacciante, da tutti i punti di vista: se il Toro non brilla per qualità tecnica, ieri Ansaldi, Berenguer e Belotti hanno fatto ricredere gli scettici; tatticamente Mazzarri ha imbrigliato il Milan soprattutto a centrocampo, con Meité e Rincon a ringhiare e Lukic a mettere ordine e dettare i tempi di gioco. In questo, si sa, il tecnico toscano è un maestro. Dal punto di vista della continuità, il Torino ha dimostrato di aver doppiato il Milan quando, dopo 70 minuti di gara, arrivava ancora prima sui palloni e aveva la “garra” di conquistare la vittoria. Non inganni il dato relativo ai tiri delle due squadre, con il Milan che ha tirato 5 volte verso lo specchio rispetto alle 3 del Toro: è vero che Sirigu ci ha messo una pezza in un paio di circostanze, ma la squadra di Gattuso è stata inoperosa per lunghi tratti di gara e non è riuscita a imporre il suo ritmo nemmeno per una manciata di minuti. E, nella bolgia di un Olimpico tutto esaurito per l’occasione, ha dimostrato, per l’ennesima volta, di aver costruito le migliori vittorie e il piazzamento in classifica con gare in cui è stata fisicamente superiore. Ieri, con il Toro in palla, frizzante e operaio quando c’è stato da esserlo, il Diavolo ha palesato tutte le sue difficoltà. I tre moschettieri in difesa per il Toro hanno tarantolato Cutrone fino a quando il giovane attaccante azzurro è rimasto da solo a presidiare l’attacco. Poi, quando si è aggiunto anche Piatek, la difesa granata ha fatto lo stesso, grazie alla puntualità nell’anticipo di Izzo e Moretti, e alla perentorietà nei duelli aerei di Nkoulou. Belotti, poi, ha dimostrato di essere il partner ideale per qualsiasi attaccante: dopo aver fatto bene con Iago Falque ed essersi inteso quasi alla perfezione con Zaza, il Gallo ha fatto lo stesso con Berenguer, valorizzando al meglio il lavoro del folletto spagnolo. Adesso, a quattro giornate dalla fine, il Toro sembra essere padrone del proprio destino: la qualificazione in Europa, Champions o Europa League che sia, passerà certamente dal derby del 3 maggio e dall’ultima di campionato contro la Lazio. In mezzo, due gare soft contro il Sassuolo e la trasferta di Empoli contro una squadra che, classifica alla mano, potrebbe già essere retrocessa alla penultima di campionato. L’impressione è che 7 punti nelle prossime quattro potrebbero bastare, visto che il Torino giocherà contro la Juve venerdì, in un turno di campionato in cui si sfideranno Lazio e Atalanta. Gli orobici, oltre ai biancocelesti, avranno lo scoglio Juve alla penultima di campionato. Il Toro, comunque, ha dimostrato ancora una volta di sapersela e potersela giocare a viso aperto contro tutti: il sogno europeo continua.

Alberto Gervasi

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