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Pogacar cade, si rialza e vince la Milano-Sanremo: una Classicissima che resta

Pogacar vince la Milano-Sanremo dopo una caduta: rimonta, attacco decisivo e volata perfetta davanti a Pidcock.

Ci sono vittorie che si spiegano con i numeri e altre che restano addosso per come nascono. Questa appartiene alla seconda categoria. Tadej Pogacar ha conquistato la sua prima Milano-Sanremo trasformando una caduta in un punto di partenza, più che in un ostacolo. A 32 chilometri dall’arrivo sembrava finita, o quantomeno compromessa. Invece è stato l’inizio di qualcosa di diverso.

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Ferito, sbucciato su un lato del corpo, ma lucido. E soprattutto capace di rimettere insieme una corsa che, per definizione, non aspetta nessuno. Pogacar ha ricucito metro dopo metro, senza gesti plateali, senza bisogno di scenografie. Poi, nel finale, ha fatto quello che gli riesce meglio: scegliere il momento giusto e prendersi tutto.

Pogacar alla Milano-Sanremo: la caduta, la rincorsa e il capolavoro

La Milano-Sanremo vive sempre su un equilibrio fragile. Ore di apparente immobilità, poi tutto si accende in pochi minuti. Anche questa volta è andata così, ma con un’accelerazione inattesa: la caduta di Pogacar prima della Cipressa ha rotto lo schema e trascinato dentro altri nomi pesanti, da Wout Van Aert a Biniam Girmay, fino a Pellizzari.

Da lì la corsa si è deformata. Il gruppo si è allungato, le gerarchie si sono sfilacciate. Pogacar, intanto, ha fatto quello che pochi sanno fare: rientrare senza fretta apparente ma con una progressione costante, quasi metodica. Nessuna frenesia, nessun gesto disperato. Solo ritmo, fino a tornare davanti proprio quando iniziava il terreno che conta davvero.

La UAE ha lavorato per lui, come da copione, ma il passaggio chiave è stato un altro. Sulla Cipressa, quando Isaac Del Toro ha lanciato l’azione, Pogacar ha risposto con uno scatto pulito, deciso. Non uno strappo violento, ma una progressione che ha tolto ossigeno a chiunque provasse a tenere la ruota. Filippo Ganna ha pagato lì, dopo una giornata generosa.

A restare davanti sono stati in tre: Pogacar, Mathieu Van der Poel e Tom Pidcock. Il primo con l’inerzia della rimonta, il secondo con l’istinto di chi sa sempre dove stare, il terzo con una leggerezza che lo ha reso la sorpresa più credibile di giornata.

La Cipressa ha acceso la corsa, il Poggio l’ha definita. Non tanto per l’attacco, quanto per il modo in cui è arrivato. Pogacar ha scelto un punto che non era quello più scontato, e proprio per questo ha fatto male. Van der Poel, che negli ultimi anni era stato una sorta di limite mobile per lui, ha perso contatto. Non di colpo, ma abbastanza da non riuscire più a rientrare davvero.

Pidcock, invece, è rimasto. Senza esitare, senza strafare. Una presenza silenziosa ma concreta, fino alla discesa e poi agli ultimi chilometri. Dietro, Van Aert ha provato a riaprire tutto con una progressione poderosa, arrivando a ridosso dei due. Ma non è bastato.

La volata è stata breve, essenziale. Pogacar non ha avuto bisogno di inventarsi nulla: ha semplicemente gestito. Lucidità, più che potenza. È questo il dettaglio che ha fatto la differenza. Dopo una caduta, dopo una rincorsa, dopo una corsa vissuta sempre sul filo, aveva ancora la testa per scegliere il momento giusto.

È così che ha vinto la sua prima Sanremo. Non dominando dall’inizio, ma costruendola dentro una giornata complicata. Ed è forse per questo che pesa di più. Perché non cancella solo una lacuna nel palmarès, ma aggiunge un tassello diverso: quello della resistenza dentro la corsa, non solo contro gli avversari.

Adesso lo sguardo si sposta già avanti. La Parigi-Roubaix resta l’altro pezzo mancante tra i Monumenti. Ma questa Sanremo, per come è arrivata, è già qualcosa che va oltre la semplice vittoria. È una di quelle che restano.

R.D.V.

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