Se il calcio italiano ha avuto il privilegio di annoverare tra i suoi tesserati Diego Armando Maradona, lo deve soprattutto a Gianni Di Marzio, il quale nel lontano 1978 decise di viaggiare verso l'Argentina, a caccia di qualche talento. L'ex allenatore e dirigente sportivo ha rilasciato un'intervista a Tuttosport, nella quale ha raccontato la storia di come ha scoperto il Dio del calcio: "Nel 1978 mi trovavo in Argentina per assistere alle partite del Mondiale, e chiesi all'autista del taxi se vi fosse qualche giovane interessante. Mi parlò di questo ragazzo che era stato inserito nella lista dei pre 40 convocati per il Mondiale da Cesar Menotti ma non inserito nella rosa definitiva che poi si aggiudicò la Coppa. Giocava nell'Argentinos Juniors, che era una società organizzata in polisportiva, e del calcio si occupava un ingegnere italiano, Settimio Aloisio, originario di Aiello Calabro. Lui mi conosceva perchè era tifoso del Catanzaro, che avevo allenato, e organizzò una partita per farmi vedere Maradona. Mi venne a prendere in albergo, solo che Diego non si presentò al campo perchè era ancora arrabbiato per l'esclusione. Allora andammo fino a casa sua, e quando lo vidi, rimasi sconcertato: era piccoletto e con i capelli lunghi, non mi fece una grande impressione. Lo convincemmo a scnedere in campo,ma dopo dieci minuti, con la scusa di andare negli spogliatoi, dissi ad Aloisio di farlo uscire subito. Mi erano bastate tre giocate, un'azione in cui dribllò tutti, una sforbiciata, e una punizione. Così gli feci firmare i documenti, per una cifra di 220 mila dollari. Nelle due settimane in Argentina siamo stati sempre insieme. Veniva in albergo e mi aspettava fuori. Al Napoli avevo costruito una squadra di giovani, e lui ci poteva stare benissimo. Il presidente Ferlaino però non voll eprenderlo perchè era convinto fossi fissato con i giovani".
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