Ecco cosa scrive Alessandro Giudice sull’edizione odierna de Il Corriere dello Sport:
“Nessuno può dire dove si assesterà lo tsunami che investe la Juve, ora tornata davanti alla giustizia sportiva, ma tante cose non saranno più come prima. Dalle plusvalenze incrociate, essendo ormai caduto il diaframma che separava una pratica contabile congegnata per migliorare bilanci traballanti dalle sanzioni che avrebbe meritato. La zeppa nel castello verbale su cui il diaframma poggiava, l’ha messa la quotazione della Juve, con conseguente adozione di principi contabili internazionali che prevedono un modo chiaro, oggettivo, non interpretabile per registrare gli scambi di beni immateriali. Il principio IAS38 prescrive di assegnare ai beni scambiati il valore netto di bilancio: non un valore a piacere, ma quello che azzera la plusvalenza”.
Sono molti i club che hanno fatto plusvalenze finte o gonfiate, ma è innegabile che la Juve abbia fatto delle plusvalenze un autentico sistema con cui coprire buchi di una gestione spericolata. Che inseguiva la competitività internazionale colmando deficit di ricavi grazie a massicci spostamenti di costi al futuro”.
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