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La Davis a Bologna, Bertolucci ottimista sulla squadra e Camporese attacca Piqué: “Faccia il calciatore!”

C’è un solo punto in cui Bologna ha un primato in Coppa Davis, ed è quello dei capitani non giocatori. Con i petronianissimi Canepele, Dal Fiume e Neri, il felsineo di adozione Orlando Sirola completa un quartetto di eccellenza. E’ la sesta volta che la città delle Due Torri ospita il massimo evento tennistico a squadre, quattro nel dopoguerra, una alla Virtus e tre al Circolo Tennis dei Giardini Margherita, e una tra le due guerre, sugli scomparsi campi dello stadio, fronte piscina e lato tribuna d’onore, dove ora c’é un
parcheggio. Altre ospitate in regione, Piacenza, Reggio Emilia, Modena e Cervia. “Potrebbe essere davvero la volta buona, comunque se non sarà quest’anno accadrà probabilmente nei prossimi anni”. Ne è convinto Paolo Bertolucci, che di “squadre” vincenti se ne intende. Poco entusiasta della formula e non così convinto dei protagonisti è invece un altro bolognese, l’ex daviscupman Omar Camporese, che ha parlato allo speciale del Pallone Gonfiato in onda su Radio 108 web: “Musetti mi piace, alterna, piatti, stretti, slice, è positivamente uno fuori dagli schemi. Qui il problema è che giocano tutti uguali. Paiono alla catena di montaggio. Tra Sinner e Alcaraz a Umago ha vinto chi ha avuto pazienza, questo significa che di solito ne hanno troppo poca. Controllavo i dati relativi alle vittorie negli Slam, negli anni ’90 ce ne sono stati 14, ora sono sempre quei 3. E’ del tutto sbagliato il meccanismo dei montepremi, appiattisce e toglie stimoli. Io facevo le qualificazioni agli Australian Open, l’aereo costava 8 milioni di lire. E l’uscita al primo turno valeva zero in fatto di montepremi. Ora uscire subito ti fa comunque guadagnare 15.000 € di rimborso. Chi glielo fa fare di sbattersi? Non parliamo poi della formula di Coppa Davis, che definirei imbarazzante e abominevole. Piqué deve fare il calciatore!” Gli azzurri di capitan Volandri saranno impegnati alla Unipol Arena di Bologna nel gruppo A contro i finalisti del 2021 della Croazia mercoledì 14 settembre, con l’Argentina venerdì 16 settembre e con la Svezia domenica 18 settembre. Le prime due di ogni gruppo volano a Malaga per la fase finale, prevista dal 21 al 27 novembre. “Quest’anno non c’è la squadra più forte, la Russia, la Spagna non avrà Nadal e forse neanche Alcaraz – sempre Bertolucci che parla – per questo è certamente una buona occasione per l’Italia, ma dipende anche da altri fattori”. Altro dato: “La fase finale della Coppa Davis si svolge una settimana dopo le Atp Finals di Torino (in programma dal 13 al 20 novembre al Pala Alpitour) e i nostri due tennisti più forti, Sinner e Berrettini, sono impegnati per entrare tra i primi otto della speciale classifica per disputare quel torneo. Se riusciranno a qualificarsi qualche settimana prima della competizione, potranno giocare a Torino e arrivare alla finale di Malaga in forma – spiega ancora Bertolucci – altrimenti li vedremo giocare tutti i tornei prima di Torino con lo scopo di qualificarsi. Cosa che probabilmente li vedrà senza energie a fine novembre”. Perché oggi lo spirito di squadre è decaduto? “Dobbiamo partire da una considerazione -afferma il doppista compagno di Panatta – il tennis è uno sport individuale in cui sei poco collegato a un discorso di squadra. Ai miei tempi noi avevamo un debito con la Federtennis perché avevamo fatto questa professione solo grazie a lei che ci aveva formato, ci aveva dato gli allenatori, i preparatori tecnici, fornito materiali e tutto. Oggi non è più così: i giocatori vengono da circoli privati, hanno allenatori e team propri. Quando giocavo io la Davis era una vetrina per farti vedere ed era un modo per avere degli sponsor perché gran parte degli altri tornei non li seguiva nessuno”.

Alberto Bortolotti

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Alberto Bortolotti

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