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Torino, chiedi scusa alla tua storia: la sconfitta di tutti e le colpe di pochi

Vergognosa la prova del Torino di Mazzarri contro l’Atalanta: senza idee, identità e voglia di riscatto. Domani sera, a San Siro, il quarto di finale di Coppa Italia contro il Milan La Caporetto del Torino, senza se e senza ma. Una vergogna storica, a giudicare dal fatto che in 113 anni di storia (per buona parte gloriosi) mai i granata avevano subito 7 reti a domicilio. Un record in negativo, s’intende, quasi glissato da Mazzarri prima e da Cairo poi quando sull’Olimpico Grande Torino stava calando la notte: le scuse per la prestazione offerta in campo erano il minimo sindacale, ma dopo una sconfitta del genere probabilmente ci si attendeva ben altro. Fra dimissioni ed esoneri, utopistici fino a questo momento e smentiti dai diretti interessati, si insinua la Coppa Italia in cui il Torino sarà impegnato nei quarti di finale, domani sera a San Siro contro il Milan. L’ultima possibilità di tenere, con una vittoria, ancora vivo l’orgoglio. Una sconfitta, invece, sancirebbe inesorabilmente la fine della stagione granata già a fine gennaio. Alla faccia dell’obiettivo Europa League, di una squadra difficilmente migliorabile e delle celebri frasi del Cairo parlante prima che in questa stagione il pallone iniziasse a rotolare sui campi. La partita di ieri contro l’Atalanta di Gasperini si staglia fra l’incommentabile e l’indescrivibile. Paura di osare, accettazione tacita di inferiorità, resistenza passiva e pietosa richiesta di non infierire, le caratteristiche che il Torino ha espresso nei 90′ di gioco. A tutto questo si è aggiunta la frustrazione per il passivo pesante, conseguente a quanto scritto sopra, tradottasi nei cartellini rossi sventolati all’indirizzo di Izzo e Lukic (entrambi dovrebbero essere sanzionati con due giornate di squalifica e saltare sia il match contro il Lecce che quello contro la Sampdoria), oltre all’inasprimento della contestazione da parte dei supporters torinisti che ieri hanno perfino lasciato lo stadio in anticipo per poi chiedere la testa di tecnico e presidente fuori dall’impianto. Tornando al campo, nella miseria generale del livello di prestazioni offerte dai calciatori del Toro, spicca l’inconsistenza di una difesa che aveva riacquisito la compattezza giusta nelle scorse settimane: Izzo in balia del duo GosensGomez, Nkoulou a lottare con Zapata e Djidji annichilito dalla verve di Ilicic. Lo stesso dicasi per la cerniera (si fa per dire) di centrocampo, formata da Lukic e Meité, e per la coppia di esterni VerdiBerenguer. Menzione speciale, come al solito, per capitan Belotti e Sirigu, quantomeno vivi e ultimi ad arrendersi all’orda atalantina. Qualche sprazzo di Millico nei 25 minuti concessigli da Mazzarri, quando obiettivamente era difficile strappare applausi e sorrisi ai tifosi, e per il resto il nulla, solo i fischi e gli “olé” dei tifosi atalantini entusiasti di vittoria e punteggio. La diagnosi è impietosa: il Toro sta molto male, e domani sera a Milano giocherà la partita che varrà una stagione: 90 minuti, e forse qualcosa in più, per risorgere o cadere sempre più giù.   (Foto: Twitter Torino Fc)

Alberto Gervasi

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