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#31 Cosa deve succedere quando il Papa dice”Basketball lives matter”

Ieri l'incontro in Vaticano del Papa con la delegezione di giocatori Nba e del loro sindacato, oggi il silenzio e il buio mediatico sul basket. Restano le pagine di tanti giornali, resta il ritorno del basket nel Tg1. Resta, ed è insopportabile, una certa rassegnazione rispetto al fatto che questo debba essere l'orizzonte: poche parole, idee anche meno, nessuno sforzo di storytelling, come si dice adesso, per raccontare qualcosa di più delle partite che adesso per tanti giorni nemmeno ci saranno, e quando torneranno, trattandosi di recuperi, ci ricorderanno la precarità di questa stagione, segnatamente di questa stagione.

Papa Francesco uno di noi

Uno dice: vedi, ha vinto Biden, dunque ha perso Trump, i giocatori organizzano un thanksgiving a casa di un personaggio, e che personaggio, che deve aver apprezzato quanto loro la svolta negli Usa. Errore: è stato il Papa, ovvero il suo staff, a mettersi in contatto con il sindacato dei giocatori Nba per capire come è stato gestito, collettivamente, dunque pure con l'Nba, intesa come organizzazione, il finale di stagione nella bolla di Orlando. Con la giusta, e mai negata, attenzione per i risultati, ma anche e soprattutto con una clamorosa, inedita se non altro nelle proporzioni, attenzione ai problemi rimasti fuori dalla bolla. Così piccolo in mezzo a loro, ma gigante nel gruppo, Papa Francesco deve aver apprezzato molto quello che Marco Belinelli, presente con la moglie Martina, ha ripetuto anche alla Gazzetta: "Gli atleti hanno una responsabilità attiva nella società e devono impegnarsi per cambiare le cose che non funzionano".

Basketball lives matter

Convocati per raccontare la loro esperienza e, di fatto, la loro visione, si intende la visione che hanno del loro ruolo, non limitato ai 48 minuti di una partita, i giocatori si sono trovati ad ascoltare il discorso indiretto, e per questo ancor più forte, del Papa che abbiamo sintetizzato qui sopra: Basketball lives matter. Contano le vite di tutti quelli che ruotano attorno a un campo da basket: giocatori, tecnici, dirigenti, addetti ai lavori, ma anche tifosi, gente comune. Dunque, per estensione, contano allo stesso modo tutte le squadre e tutte le persone. Non semplicemente di basket: del basket. E nel passaggio dalla preposizione semplice, che fissa dei limiti, alla preposizione articolata, che li allarga, c'è una lezione che non andrebbe trascurata, e semmai studiata per essere applicata subito.

Essere sociali ed essere social

Sul Sole 24 ore di domenica c'era un servizio molto interessante. Il titolo: Nei social media la pallavolo schiaccia il basket. Insomma, altro che #tuttounaltrosport: il volley vince nel confronto più importante, quello dell'engagement, ovvero quello dell'interazione col pubblico, un altro segnale della deriva autoreferenziale del basket che ancora pochi riconoscono come un problema. Oggi essere social è una necessità, ma come prima di una pafrtita bisogna allenarsi, così per essere efficacemente social bisogna prepararsi, studiare, sviluppare una strategia comune. Del basket inteso come movimento, e non solo delle squadre di basket intese come espressione esclusiva,mente del loro. Ma prima ancora di essere social bisogna essere sociali, capaci cioè di riconoscere il mondo e i territori in cui viviamo. Ha detto il Papa ai suoi ospiti: "Siete diventati un modello, un buon esempio di lavoro di squadra". Ecco, le squadre devono tornare a essere una proiezione e un modello delle loro comunità, a maggior ragione in questi tempi difficili. Non devono sparire dalla scena, semmai occuparla, per sé e per tutti, essere un modello: servire un assist come quello di Teodosic ma anche sfruttare la pausa del campionato per pensare al basket altro e persino alto, che purtroppo è anche un basket negato, dei bambini del minibasket, delle ragazze e dei ragazzi delle giovanili, dei ragazzoni che giocavano i campionati Master pensando di essere in diretta Sky per le finali Nba. Non c'è solo il campo, c'è tutto un mondo intorno: io ancora mi chiedo perchè invece di crocifiggersi, chiedo scusa, termine improprio visto che si parla del Papa, per i risultati di quest'inizio stagione, la Fortitudo non racconta quanti computer ha raccolto il suo dipartimento sociale per permettere a tanti ragazzi di Bologna e provincia di seguire le lezioni a distanza che altrimenti avrebbero perso.

Luca Corsolini

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