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Prendiamo in fretta un sostituto di Pulgar: la squadra ne ha bisogno

Urge ritornare sul mercato e prendere un sostituto di Pulgar. Nelle ultime amichevoli le carenze di organico sono parse serie 11 gol incassati in 4 partite. La vulgata popolare preferirebbe che, alla fine del percorso estivo, si partisse dagli indubbi dati positivi, che ci sono, e attengono soprattutto a una collaudata manovra offensiva e all’ottima salute palesata da almeno due attaccanti, i più prolifici, ovvero Palacio e Santander. La caratura delle avversarie era medio-bassa. Non si fa torto a nessuno se si rammentano i piazzamenti delle avversarie: Colonia in B, Schalke 14esimo e Augsburg 15esimo (ultime due a salvarsi), Villareal 14esimo. Tutte peggio di noi. In realtà è noto che con l’attacco fai contento il cassiere ma è con la difesa che vinci le partite. E il Bologna oggi ha una retroguardia troppo nuova per essere già collaudata ma, soprattutto, un centrocampo troppo ballerino e lontano da standard di copertura accettabili per potere essere proposto in Serie A a livelli decentemente affidabili. Prima del cataclisma di luglio, Mihajlovic aveva chiesto, dopo un sostanzioso aumento di stipendio (che del resto si è non solo ampiamente meritato, ma soprattutto ampiamente ripagato), la prova tangibile di ambizioni inesplorate negli anni canadesi. Di quell’impegno reciproco oggi c’è poca traccia. C’è tempo? Mica tanto, in realtà. Il campionato comincia tra 15 giorni e le carenze di organico – detto che finalmente si è fatto un lavoro concreto sul fronte degli smaltimenti, sicuramente la cifra più percepibile dell’addizione sabatiniana – sono serie, perché una squadra non è una collezione di figurine che vanno a posto da sole una volta acquistata la Coccoina, ma richiede un lavoro profondo, specie in mezzo. Con l’allenatore ricoverato in ematologia, giacché questo, forse, per molti è un particolare trascurabile ma di sicuro non lo è per l’interessato. E nemmeno per tutti gli altri.  E veniamo a Pulgar. Quasi una liberazione, a leggere i social, luogo dove non mancano sicuro ragionamenti stravaganti che talora confinano con il delirio. Il ragazzo, già sul piede di partenza da un po’, aveva appena fatto a tempo a impadronirsi dei meccanismi nevralgici della squadra che è volato via. E se inizialmente era parso che il Bologna ci potesse far poco, in realtà i 40 giorni di trattativa con i viola testimoniano che a Casteldebole si è anche dormito. Sulla scelta del sostituto, tanto alla fine sapevano che sarebbe andato. Se mi è permesso, anche se non si tratta di sicuro del dato più importante, tiro una piccola bacchettata ai colleghi. In tre giorni siamo passati dalla clausola in euro, alla clausola in dollari, al “no clausola, hanno fatto tutto Commisso e Saputo”. Ragazzi, non so chi siano le vostre fonti, ma cambiatele, vi danno delle storte del ’32: ci voleva la inusuale sfrontatezza di Pradè per dirci che erano, in pratica, in ballo da inizio luglio e sul lato economico hanno fatto tutto i presidenti. Una certezza esiste: lui voleva andar via, ma il Bologna non voleva trattenerlo. Bene, benissimo, ma adesso deve arrivare uno. Non un funambolo proveniente da mondi lontani e totalmente a digiuno delle complessità tattiche del nostro calcio, ma un operaio spiccio e pratico che tenga insieme i reparti. Europeo, brutto e con i denti cariati. Se non tira punizioni e rigori pazienza (oddio, fino a un certo punto), importante che bussi e dia ordine. Da domattina, non fra un mese. La coda di entusiasmo generata dal finale della scorsa stagione si è saldata con la commozione per la battaglia di Sinisa e fa vivere la città in una bolla perenne, “siamo forti e le difficoltà ci fanno un baffo”. Come era ampiamente prevedibile, ora la poesia deve cedere il passo alla prosa. Prima ne siamo consapevoli, meglio è.  

Alberto Bortolotti

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