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Alessandro Pajola lo “Stamurino” neo campione d’Italia tignoso e duro a morire

-di Massimo Carboni Pontieri-

Se nasci ad Ancona puoi essere “rustigo”, se nasci anche stamurino sei pure tignoso. E’ il ritratto che nessun Wikipedia potrà mai scrivere di Alessandro Pajola, neo campione d’Italia con la Virtus che una volta l’avvocato Porelli – perché le distinzioni vanno fatte – appellò Bologna Uno. Per distinguerla, da chi pensatelo voi….

Stamurino dunque: cosa significa e come lo si diventa. Alla prima domanda è facile rispondere, alla seconda più complesso. La Stamura Ancona, per i pochissimi (sic) che non lo sanno, è una Polisportiva, tipo di Società che poteva nascere in altri tempi e che preparava i giovani a diversi sport. Tra queste discipline, sul finire degli anni 40, nacque la sezione pallacanestro. Fino a metà degli anni 60 la Stamura Ancona, campionato di serie A quando esisteva il livello superiore chiamato Prima Serie, giocava in un campo all’aperto. Domenica il giorno di gara, le 11 di mattino l’orario. Parquet…di cemento, duro granuloso adatto ad escoriazioni multiple (e dolorose ). Da metà ottobre a tutto marzo le variazioni climatiche garantivano freddo, pioggia e neve. Il pubblico, fisicamente, era  più vicino  ai giocatori avversari che ai propri. Su quel campo, con quel clima, a quell’orario nasceva lo stamurino. Testardo, ignorante, tignoso, duro a capire e a morire. Quindi Pajola è così? Sicuramente tignoso e duro a morire come ha dimostrato nelle ultime 4 partite, “spaccate” dal suo gioco, con una personalità, tecnica e abnegazione che ad un vecchio cronista ricordano Charlie Caglieris, Roberto Brunamonti e Piero Marzorati (e mi scuso con chi ho dimenticato).

AP2, per distinguerlo dall’altro anconitano anagraficamente più grande, AP1, Achille Polonara, è sicuramente il miglior prodotto mai uscito dall’asfittico basket anconitano. Se il perfezionamento (o la perfezione?) Alessandro l’ha raggiunta in casa Vunere i fondamentali sono stamurini, sia quelli tecnici che quelli comportamentali. Durante le finali ha spesso incitato il pubblico quasi volesse ascoltare quel grido di partecipazione e di battaglia che arrivava dai gradoni del campo all’aperto di via Maratta. Chi conosce Alessandro se lo faccia dire (recitare) da lui, comincia con Archiabò. Io non lo scrivo, un po’ di pudore mi è rimasto…

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