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Ricordi, note, palloni e foto a Bologna tra Piazza Grande e le Due Torri

Diretcor’s Cut incentrato sui ricordi di una Bologna artistica fatta di grandi personaggi e volti di una città continua fucina di qualità
Io il cielo dalla finestra di Lucio, come mi è già capitato di raccontare, non ho mai avuto il privilegio di vederlo. Le mie frequentazioni con lui erano più cestistiche che non calcistiche (ricordo una lunga e piacevole chiacchierata con lui nel parcheggio di Piazza Azzarita quando c’erano gli alberelli di fronte alla scalinata, lui a fianco della sua Jaguar e io della mia Tipo), e sul calcio gli sono solo debitore di un omaggio straordinario dedicato a Ezio Pascutti a sua firma e contenuto nel libro “indipendente” sui 100 anni del club rossoblu. Poi sono stati giorni crudi, tristi. Oltre all’anniversario di Lucio – che rivive nel profilo identico di Vito D’Eri – impreziosito dall’interpretazione di Cris La Torre, tenore pop di impronta “pavarottiana” e dall’assolo di chitarra di Ricky Portera (una piccola gemma primaverile di una Bologna che non smette mai, nemmeno in tempo di pandemia, di produrre qualità), ci sono stati quelli di Guazza e del Cev, protagonisti, loro malgrado, ensemble (entrambi si consideravano di una spanna superiore all’altro, diciamo la verità), di un’epoca della città, quella in cui gli schieramenti facevano – talora a fatica, verissimo – spazio a un “civismo” che li impreziosiva, e nei cambiamenti impetuosi li ancorava alla realtà.Il figlio del mazler e quello del barbir, entrambi tifosissimi rossoblù ed entrambi con una certa voglia anche di mostrarlo sul campo. Competitivi, parecchio (al suo primato nei matrimoni Maurizio teneva moltissimo) ma con la lealtà di fondo di chi sa che il net, come in Match Point di Woody Allen, può cambiarti la vita. Così, approfittando di una bella canzone con un bellissimo testo, ho voluto approfittare di loro (al loro ricordo aggrego quello di Valerio Pinotti, e lo faccio con piacere) per mostrarvi qualche bello scatto sulla città in uscita dalla pandemia di Roberto Bastia, un fotografo amateur che non sfigurerebbe di certo in un parterre di professionisti. Uno che il cielo dalla finestra di Lucio non lo ha potuto guardare ma è come lo avesse fatto. E io ho capito che avevamo voltato pagina quando ho visto domenica i parchetti attorno a casa pieni di bimbi con il pallone (quelli di gomma, sbilenchi e un po’ anneriti) sotto il braccio. Viva la normalità!
Alberto Bortolotti

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