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A Bologna a nessuno importa essere competitivi: mercato discutibile e pochi gol in prospettiva

Non è provato il fatto che perdere due giocatori chiave produca disastri alla classifica. Il Torino di Vanoli, per esempio, ha mollato a suon di talleri Buongiorno e Bellanova ma sta mettendo in scena, con un allenatore nuovo, il più bel campionato della sua storia recente. Come questo si concilii con la sprezzante contestazione a Cairo non si sa, anche perché, un giorno, ci si dovrà pur arrendere all’evidenza dei fatti (è capitato al sottoscritto lo scorso anno con il Bologna, accompagnando l’esultanza con forti dubbi sulla sua ripetibilità, anche solo come forma di difesa di opinioni espresse con il conforto dei numeri. Un buco di una stagione, e via, il “tram tram” solito è ripartito imperterrito, e così il dispiegarsi degli schieramenti in campo).

A Bologna tutti allineati: unica preoccupazione la corsa all’acquisto di un biglietto per la trasferta di Champions League

A Torino sembrano fiorentini, nella crudezza delle posizioni. Sotto le Due Torri, dove mortadella e ragù avvolgono untuosamente tutto, l’adattamento al padrone “buono” è lo stesso di secoli di storia: la Chiesa, il Duce, il Partito Comunista. La Dotta non conosce il termine “opposizione”.

Tutti lì, belli, allineati e coperti, e in fondo la preoccupazione di oggi è accaparrarsi un biglietto, un volo, un hotel “bazza” (termine gergale che indica economico, di favore, e non alla portata di tutti: “ho una bazza a mano”….) per la trasferta di Champions al fine di dire “mè a’iera”, “io c’ero”. Che poi il risultato sia favorevole o no, non importa, in fondo, niente a (quasi) nessuno. “Quando mi ricapita?”, è l’interrogativo che serpeggia sotto i portici. Nessuno si chiede “siamo competitivi per starci?”

La dimensione agonistica è di pochi. I pro-Saputo sono entusiasti di una supposta “resistenza” rossoblù alle richieste per Pavlidis e Ioannidis (ad esempio), come se noi fossimo stati economici su Calafiori e Zirkzee (Trascurabilia, se ci consentite il neologismo). Uno poi dovrebbe spiegare perché, se hai una merce di valore, devi svalutarla. Fenucci e company, giustamente, non l’hanno fatto, in uscita, ricevendo pan per focaccia in entrata. Può mostrarsi positivo l’arrivo dello svincolato Miranda, per fare un esempio, legittimo invece pensare che l’”economico” Casale non avesse richieste; lì, solo soletto, a fine mercato. Può ritrasformarsi in cigno? Ah, speriamo. “Anche l’anno scorso….”, si, vabbè, tua nonna in carriola, dai.

Chi ricorda l’operazione Mancini peraltro sa che in campo non vanno i soldi. Tanti, dalla Samp di Mantovani, più Galdiolo, Logozzo, Brondi e Roselli (individualmente, neanche male), e tac, giù come dei piombi. “Rifonderemo la squadra”, aveva detto Fabbretti, e infatti…

Joey Saputo e Claudio Fenucci

Scelte di mercato discutibili: Italiano non ha un gran tempo a disposizione

Peraltro, se ci avessero raccontato che le plusvalenze sui big venivano decurtate, più o meno, della metà dell’importo (causa patti pregressi), avremmo probabilmente, da un lato, mitigato i giudizi entusiastici su Sartori (specifico: ottimo dirigente, mago brisa – negazione gergale petroniana -) e dall’altro rafforzato quelli di sempre sul club: manca sempre un soldo per fare una lira. Poi non si racconta l’entità esatta dell’affare, perché in fondo anche loro sanno che poteva essere una operazione (anzi, due), più brillante. “Tanto non li possiamo tenere”, scusate, ma questa certezza granitica e assoluta da dove la traete?

A proposito di un’estate turbolenta e “masticata” anche per il diesse (con alcune scelte di mercato per la rosa rossoblù francamente discutibili, o che di minima generano interrogativi), volevo tornare a maggio e al suo blitz in Canton Ticino. Il suo istinto da “cacciatore di tartufi” lo porta a incrociare le traiettorie di Mattia Croci-Torti, tecnico del Lugano: sarebbe stato un capolavoro, fosse riuscito. 

Ma i piani alti di Casteldebole tifavano con chiarezza per Italiano, pedigree italiano ed europeo dignitoso, del quale non va dimenticato che la chiave per convincerlo è stata…lo stipendio, irrobustito rispetto a quello firmato tre anni prima da Joe Barone. Differenze con Thiago Motta? Attaccamento ai soldi=identico. Forse una minore elasticità, certo una superiore acquiescenza ai voleri dirigenziali e della tifoseria, sicuro una migliore vena offensiva e peggiore difensiva. Ma non è con 4 punte buttate là che si vincono le partite. Che sono poi, rispetto al resto, l’unica cosa che conta.

Italiano sa perfettamente che se nei suoi giocatori si instaura il pensiero che il “comparto difensivo” svolazzi, sarà dura soprattutto per lui. Non ha un gran tempo, purtroppo, e nemmeno tanti gol in carniere, per dare un senso pratico al suo lavoro. Le proposte di gioco sono una bellissima cosa da analizzare davanti alle lavagnette di DAZN. Alla lunga, anzi alla media, qualunque atto elogiativo ti abbiano fatto, contano i punti.

Vincenzo Italiano (ph. Image Sport)

LEGGI ANCHE: Il pagellone del mercato: Juve regina, Napoli sorpresa, Inter costante. E il Bologna…

Alberto Bortolotti

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Alberto Bortolotti

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