Ormai ci sono sempre meno dubbi. A prescindere dai risultati, la fase difensiva del Milan presenta decisamente troppi problemi per poter essere ignorati o sdrammatizzati. Al giorno d’oggi siamo qui a commentare una difesa che risulta maledettamente vulnerabile ormai da due anni a questa parte e che ha smarrito quella solidità che l’aveva contraddistinta in occasione dello scudetto di due anni e mezzo fa con Stefano Pioli.
Per Paulo Fonseca è l’ennesima gatta da pelare, in modo tale da poter rivitalizzare la mancata solidità di una squadra che ad oggi si ritrova ad aver subìto 13 gol in 9 partite tra Serie A e Champions League. Uno score decisamente decadente che potrebbe avere delle ripercussioni a lungo termine se la rotta non dovesse essere invertita.
Uno degli aspetti principali dietro le enormi difficoltà della fase difensiva del Milan riguarda certamente il fatto che i rossoneri vengano presi sempre in controtempo da rapidi capovolgimenti di fronte che aprono delle vere e proprie praterie in campo aperto per la squadra avversaria, qualunque essa sia.
Ciò è dovuto sicuramente ad evidenti limiti strutturali di una rosa che non sa essere all’altezza della situazione tra difesa e centrocampo, come certificato dalle pessime prove dei singoli come Fikayo Tomori e Theo Hernandez, così come dall’idea che per la quasi totale mancanza di centrocampisti difensivi che permettano al Milan di difendere alto senza pagarne le conseguenze.
Il gol di Albert Gudmundsson è piuttosto esemplificativo nei confronti di una squadra troppo psicolabile nei propri equilibri difensivi, nonché incapace di reagire a livello di organizzazione tattica contro le insidie offensive della squadra avversaria.
Alla luce di quanto detto in precedenza, ha effettivamente senso pensare che la doppia punta Abraham-Morata possa aver avuto delle ripercussioni nei confronti degli equilibri tattici del Milan?
Agli inizi non si direbbe, in quanto quella sottospecie di 4-4-2 variabile nel corso della partita aveva fatto le sue fortune contro l’Inter, mandando in frantumi le marcature preventive della squadra di Simone Inzaghi e portando ad una vittoria storica dopo sei tonfi consecutivi.
Sembrerebbe però che questo approccio non paghi i dividendi a lungo termine, in quanto la difesa rossonera è tornata a cadere vittima delle criticità che l’avevano contraddistinta fino a quel momento. Non c’è proprio verso per risollevare gli equilibri di questo Milan, che risulta ad oggi parecchio vulnerabile a prescindere dagli schieramenti a livello di modulo.
Ciò porta dunque a suggerire a rinunciare ad uno tra i due (il più indiziato sembra essere Abraham per un discorso di valore generale nel confronto tra i due giocatori), ma non è detto che tornare a moduli come il 4-2-3-1 e il 4-3-3 possano aiutare fino in fondo una squadra che dal principio ha criticità preoccupanti dal punto di vista difensivo.
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