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Amantino Mancini: “Spalletti il miglior tecnico con cui ho lavorato. Capello mi voleva alla Juve”

L’ex esterno offensivo di Roma e Inter ha parlato della sua esperienza in Italia e ha voluto esprimere la sua opinione sulla ripresa della Serie A I doppi passi e i gol con la Roma, una carriera in Italia che gli ha permesso di vincere e di conquistare anche la nazionale brasiliana. Ai microfoni di Sky Sport, Amantino Mancini ha ripercorso i momenti più importanti della sua storia calcistica: “Ho sempre sognato di giocare in Italia. A Venezia non fu un periodo facile. Ambientarsi è stato complicato, faceva freddo, giocavo poco. E’ stata comunque un’esperienza che mi ha insegnato tanto. Nonostante avessi giocato poco a Venezia mi sentivo più maturo rispetto ai mesi precedenti, Avevo imparato la lingua e avevo capito cosa volesse dire giocare in Italia e quanto fosse complicato. Capello lo ringrazierò per sempre. Sono arrivato a Roma con tanto scetticismo. Ricordo il primo incontro con lui, mi chiese perché a Venezia non giocavo. Io facevo un grande lavoro sul campo durante gli allenamenti e lui mi ha dato fiducia sin dal primo giorno. E’ stato fondamentale per la mia carriera. Era un vero sergente. Tutti lo rispettavano. Con lui il lavoro era la cosa più importante. C’è stata la possibilità di andare alla Juventus. Mi voleva con lui, poi l’affare saltò. Spalletti? E’ il migliore con cui ho lavorato. E’ un esempio per me che adesso sto iniziando la carriera da allenatore. Quella Roma giocava a memoria e si divertiva. Era una squadra tecnicamente fortissima guidata alla perfezione. La notte di Lione? Fu una serata magica. Dovevamo vincere per forza dopo lo 0-0 dell’andata. E’ stato il gol perfetto nella serata perfetta. Grazie a quella partita ci qualificammo tra le prime otto d’Europa dopo tantissimi anni. E’ un gol che ha rappresentato tanto per me e per la Roma. Ripresa del campionato? Abbiamo attraversato un periodo difficile che non è stato ancora superato. Ho visto la Bundesliga e mi ha fatto molto piacere, però diciamo che gli stadi vuoti portano un po’ di tristezza. Dobbiamo avere pazienza, ci vorrà tempo per ricominciare.”

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