Lotta, coltello tra i denti e voglia di non mollare mai. Sinisa Mihajlovic, intervistato ai microfoni di Radio 105, ha colto l'occasione per spiegare il calvario della malattia sottolineando come il suo stato di salute abbia spinto tutti i tifosi a unirsi per mostrargli forza e sostegno.
SUI TIFOSI: "Io sono sempre stato uno che divideva, non sono mai stato uno che univa e me ne prendo tutte le responsabilità. Con questa malattia praticamente sono riuscito a riunire tutti, anche quelli che mi dicevano 'zingaro di m..'. All'inizio devo dire la verità che mi piaceva, ero contento. Poi mi sono detto: Ma così è tutto piatto, non posso andare allo stadio che mi applaudono tutti".
SULLA MALATTIA: "Mi ha aiutato molto essere uno sportivo, io sono un malato di regole di disciplina, anche perché sono cresciuto in un Paese dove la disciplina era fondamentale, perciò essendo disciplinato ed essendo anche un soldatino facevo tutto quello che c'era bisogno di fare per quanto riguarda le cure, io combattevo tutti i giorni, il mio obiettivo fin dall'inizio era che io dovessi sconfiggere questa brutta malattia. Io ho fatto del mio, però il merito va ai dottori. Io ci ho messo la mentalità e la voglia di vivere, di combattere, di lottare. Come allenatore io questa mentalità la posso anche imprimere alla squadra che dirigo. Essere calciatore ed essere allenatore sono due cose completamente diverse: da calciatore pensi solo a te stesso, vai in campo, ti alleni e torni a casa; da allenatore devi pensare a 25, 30 giocatori, devi trovare la formula giusta".
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