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Il conflitto russo ucraino invade le pedane di scherma: Olga Kharlan squalificata dopo un balletto grottesco su regole e interpretazioni

La politica irrompe prepotentemente sulla scena dello sport (per la verità l’irruzione, almeno nella scherma, era già avvenuta 15 anni fa) e uno scontro sui regolamenti rischia di costare alla nazionale femminile ucraina di sciabola – che ha base a Bologna, presso la sala messa a disposizione dalla sezione scherma della SEF Virtus, ed è guidata dal maestro Terenzio, head coach delle lame della V nera – la partecipazione a Parigi 2024.

Riavvolgiamo il nastro

L’obbligo di stringersi la mano, tra atleti, decade con il Covid. Basta toccarsi reciprocamente con la lama. I russi, ammessi ai Mondiali in corso a Milano senza bandiera e senza inno (una disposizione del CIO a cui non si è uniformata nemmeno Milano/Cortina, per ora: in ogni caso la Smirnova, per atteggiamenti pro guerra, non avrebbe potuto nemmeno essere ammessa al tabellone e verrà certamente “bannata” dalla competizione appena terminata), fanno fuoco e fiamme per ripristinare la vecchia regola. La federazione ucraina (il ministro dello sport dello stato invaso è un’ex lama internazionale, Guszeit) ha sollecitato per iscritto gli organizzatori di Milano di non ripristinare la vecchia regola, e, quando è stato chiaro che nei 32esimi la sorte avrebbe messo di fronte Kharlan, stella gialloblu, a Smirnova (russa) della questione è stato investito il facente funzioni di presidente internazionale, il greco Emmanuel Katsiadakis. Su di lui agisce però l’ombra lunga del russo Alisher Usmanovr, presidente per 14 anni: carica revocata, anzi congelata, causa eventi bellici.

Katsiadakis, così narrano gli spifferi, dice all’arbitro di certificare la vittoria, uscire subito dal raggio della pedana, senza controllare che la stretta di mano sia effettivamente avvenuta.. 

La Kharlan vince 15-7, porge la lama (il sito della Federazione Internazionale attesta che questo è quello che va fatto), mentre l’atleta russa contesta, rifiutandosi di uscire. Una giuria si riunisce, dà – con tempi da Ridolini – ragione alla Smirnova, e squalifica l’ucraina, a cui il cartellino nero viene mostrato dallo stesso ufficiale di gara che aveva attestato la sua vittoria. 

Curiosamente la squalifica, al momento, vale per sei giorni, esattamente quelli che le impediscono di fare la gara a squadre, e conseguentemente di accumulare per sè e per la sua Nazionale i punti utili a qualificarsi per le Olimpiadi dell’anno prossimo, passo d’addio di una lunga e onorata carriera. Niente Parigi, al 99%. A meno che accada un miracolo per la gara a squadre che nessuno, però, può oggi lontanamente prevedere.

Furenti le reazioni del compagno Gigi Samele, virtussino pure lui e argento a Tokyo “non prenderemo passivamente la cosa, che non finirà qui, nè per Olga, né per me e nemmeno per la Virtus”, della stessa Kharlan (“il sistema sta uccidendo tutti, compresi gli arbitri”), e del vicepresidente virtussino Scisciolo “una vicenda grottesca che dimostra tutti i limiti dell’organizzazione di questo sport”

Da ultimo, il ministro dello sport ucraino ha fatto cadere il divieto per i propri atleti di gareggiare contro russi e bielorussi (purché non militari o dichiaratamente bellicisti). Lungi dall’essere una mano tesa agli invasori, la decisione appare solo un tentativo di non acuire le difficoltà dei propri atleti. Ah, a loro, a tutti loro, una raccomandazione, per l’ennesima volta: se postate una cosa sui social, non si rimedia più. Il colbacco da militare russo, su Instagram, vale come marchio d’infamia definitivo e incancellabile. 

https://twitter.com/LiaCapizzi/status/1684538168194785280?ref_src=twsrc%5Etfw
Alberto Bortolotti

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Alberto Bortolotti

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