– di Alberto Bortolotti –
D’accordo, per la Ferrari in Cina, terzo gp della stagione, c’è un grosso alibi: tra parentesi, gli alibi sono una delle cose più deleterie dello sport. L’alibi consiste nella scriteriata condotta di gara di Verstappen che toglie di mezzo Vettel. Christian Horner e Helmut Marko, i boss di Red Bull, dovrebbero capire che il pilota più consistente e reattivo non è l’impertinente olandese, ma proprio lo “scaricato” Daniel Ricciardo capace di raccogliere il massimo non appena si presenta un’occasione. E la chance a Shanghai è stata generata dalle scelte del team ma anche dalla felicissima vena dell’australiano, vincitore ultra meritato. Mercedes e Ferrari sono le grandi sconfitte: la squadra di Maranello si deve accontentare della terza piazza di Kimi Raikkonen, autore di una corsa condizionata da una partenza non troppo brillante (Vettel lo ha chiuso senza troppi complimenti): la vera “mazzata” però l’ha presa il tedesco che stava capitalizzando una piazza d’onore mentre un anonimo Lewis Hamilton era relegato a un quarto posto. Come dice Wolff, l’unico giustificato è Bottas, a cui tocca la piazza d’onore. La Mercedes raccoglie la terza sconfitta e non sbaglia chi comincia a vedere una sorta di fine ciclo per le frecce d’argento. La Casa della Stella in tutto questo bailamme riesce però a portarsi in testa al mondiale Costruttori con un punto di vantaggio sulla Ferrari, 85 lunghezze contro 84. In classifica Vettel ha 54 punti, Hamilton 45, Bottas 40, Ricciardo 37 e Raikkonen 30. Sesto e settimo, davanti a Vattel, Hulkenberg e Alonso (entrambi sempre a punti in queste prime 3 gare), nono Sainz e decimo Magnussen.
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