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Ravezzani e la sua opinione su Calciopoli: “Juve? Nessuna prova di pagamenti o errori arbitrali”

Anni fa, Fabio Ravezzani rilasciò il seguente editoriale relativo alla vicenda Calciopoli, approfondendo il tema Juventus, club più colpito dal famoso scandalo calcistico. Ecco le parole del giornalista sportivo di Telelombardia
 

“Non ho mai cambiato idea sul processo penale di Napoli. Dall’inizio dissi che era una follia e i fatti mi stanno dando ragione. Solo un folle può immaginare di incastrare per associazione a delinquere un gruppo di persone senza avere una prova certa e inattaccabile. Qualcuno dirà: perchè allora Giraudo ha chiesto il rito abbreviato ed ha subito una condanna? Semplice: l’ex amministratore delegato juventino è andato a vivere all’estero e voleva togliersi dai piedi ogni procedimento. Meglio una condanna da ridurre in appello, senza dibattimento, che impelagarsi in un lunghissimo testa a testa dalla durata imprecisabile.

E veniamo adesso ai fatti penalmente rilevanti nel processo a Moggi e soci (o presunti tali). Li riassumo in una parola: non ce n’è uno. Nessuna prova di pagamenti effettuati dagli (o agli) accusati. Nessuna testimonianza incontrovertibile di errori arbitrali in malafede: pensare che la prova certa derivi dal giudizio di un inviato in tribuna della Gazzetta dello Sport è quasi grottesco. La distribuzione di schede svizzera a un gruppo di arbitri (ancorchè contestata dalla difesa) è certamente molto grave e bastevole di condanna a livello di giustizia sportiva, ma del tutto inconsistente per la giustizia penale. Basta infatti porre l’obiezione: anche se fosse vero, chi può dimostrare che le eventuali telefonate fossero corruttorie? per far cadere il castello accusatorio in un’aula penale (non certo in una sportiva, sia chiaro).

Dunque, a inizio processo ero convintissimo che non si sarebbe approdato a nulla, e ho condiviso le parole del giudice Casoria che riassumo così: con tutti i problemi gravi che ci sono a Napoli cerchiamo di sbrigarci…

Poi ho visto il modus operandi del pm Narducci (uno che, mi dice Signorelli, fuma tranquillamente nell’aula di tribunale in barba alla legge: compilmenti!). Prima ha chiesto inspiegabilmente la ricusazione del giudice, senza ottenerla. Poi ha fatto sfilare una serie di teste d’accusa che sembravano portati dalla difesa per l’incertezza e l’inconsistenza delle testimonianze. Quindi ha presenziato con Moratti alla presentazione di un libro sul calcio in Argentina durante la dittatura e ha realizzato una sua personale intervista a Zanetti invitandolo a organizzare un’amichevole tra l’Inter e gli uomini del sub comandante Marcos (!).

Infine ho atteso con attenzione le testimonianze di Gianfelice Facchetti e Danilo Nucini che non si sono presentati. Testimonianze, incredibile a dirsi, richieste proprio da Narducci come supplemento dell’accusa nella fase finale del dibattimento. Tutto lasciava presupporre che stesse per arrivare un colpo di scena, al termine di un dibattimento fino a quel punto molto negativo per l’accusa. Si è presentato, invece, il collega Fabio Monti che ha messo a segno un colpo memorabile per i pm. Ha raccontato, infatti, che Facchetti gli aveva confidato di aver saputo (ma non si sa da chi) che un giorno De Santis entrò nello spogliatoio della Juve dicendo: da questo momento non contate più su di me. La testimonianza è finita tra l’ilarità dei difensori che chiedevano, ovviamente, chi fosse il testimone di un simile episodio, ricevendo per risposta un emblematico: non lo so.

Ora, è del tutto evidente che un arbitro corrotto non andrebbe mai ad autodenunciarsi davanti a 18 calciatori, molti dei quali l’anno successivo saranno chissà dove. E qualcuno magari (citiamo i casi Davids, Miccoli e potrei andare avanti) se ne andrà dalla Juve sbattendo la porta e litigando con i dirigenti.

Dopo aver richiamato un testimonianza tanto goffa come nuova prova d’accusa, Narducci e il collega Capuano si apprestano adesso (così pare) a chiedere per la seconda volta la ricusazione del giudice Casoria. E a questo punto aggiungo: fin dall’inizio mi sembrava un processo folle. Adesso oltre che un processo folle, mi sembra anche un processo poco serio”.

Francesco Rossi

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Francesco Rossi

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