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Tra Mihajlovic e il Bologna prosegue un rapporto zoppo da parecchie parti!

No contest. Nel gergo pugilistico è un combattimento non avvenuto per abbandono o squalifica di entrambi i contendenti. Applicato al Bologna, è il verdetto uscito dalla estenuante e stremante querelle/Mihajlovic, un allenatore che si fa “addolcire” da uno stipendio fuori scala (per il valore suo e della squadra) e poi ne rinnega i presupposti, comportandosi da partner deluso e quasi tradito – in effetti, non avrebbe nemmeno tutti i torti tecnici e “ambientali” – e un club che sotto quell’ombrello si ripara (50 milioni salvati dalla sicura e scellerata retrocessione che si profilava con Inzaghi), chiede al mister di farsi guru (ti diamo 2 milioni, ergo cava il sangue dalle rape) e quando la moneta sonante sono solo sprazzi di gioco svolazzante e arioso e crescite singole di giocatori si rende conto che alla piazza non basta. Non è sufficiente anche perché il primo con un piede e mezzo sull’uscio è sempre il tonitruante Sinisa, zingaro dalla parola facile, cuore a destra e portafogli a sinistra, i modi spicci, l’educazione spesso un optional e l’attaccamento alla piazza meno di quel che mostrò Baggio nella sua solitaria e splendida annata “contro” i poteri forti che volevano farlo fuori e lui combattè nella rocca solitaria della Meridiana. Mai vista Piazza Maggiore, tuonava, inascoltato, il Civ, uno che aveva visto atleti e coach compenetrarsi con la città. Mai vista la casa di Dalla, credo, nonostante dall’hotel in cui vive Sinisa (perfino Saputo ha comprato casa, perfino il patron più algido della storia rossoblù ha marcato il territorio) alle finestre di Piazza de’ Celestini corrano due vicoletti e qualche raffinato mini centro commerciale ricavato da vecchi carugi. 100 metri, a dir tanto. 

Ma chissenefrega, diranno in tanti, del Crescentone e di Anna, permalosa, e Marco, grosse scarpe e poca carne. Pensiamo “al bel zuuuug, dimondi”, alla crescita…certa, ai progetti, ai noster zuven (tipo una Primavera zoppicante oppure una semina in giro per l’Italia di rookie o simil tali che faticano a fare minuti), ad Atalanta, Sassuolo, Torino, Verona, Fiorentina che crolleranno senza meno (alla piazza petroniana non importa tanto l’andamento della propria squadra, quanto gufare le avversarie o tenersele dietro: son soddisfazioni) e al Sole dell’Avvenire che ci bacerà in fronte inevitabilmente. Però facciamolo con un mister che almeno dica che Via Calcavinazzi è gradevole, il Pilastro non è così male, il Pignoletto rivaleggia con il Franciacorta e il nostro ragù è meglio di quello serbo. Non lo fa? Vade retro, Satana!

Quindi da oggi si smette di parlare di una panchina – alternativa – che non c’é e si apre il mercato. Per il momento l’operazione mediatica di copertura a tinte pastello è scattata e funziona benissimo verso un bel pezzo di tifoseria. Però…può esser soddisfatto Mihajlovic del fatto che Tomiyasu venga impiegato non a finanziare acquisti futuri ma a tappare pagamenti passati? Chiaro che no, eppure da Casteldebole scatta l’inedita strategia di barattare oggi quello che hai tesserato ieri, differendone il saldo. Il giapponese per Barrow, più di un’idea, un inedito tributo alle ambizioni atalantine, e il ragazzo di colore non è solo un fardello da 19 milioni, è pure uno i cui valore e rendimento sono calati. Sarà perché manca la punta centrale, oppure perché il giocatore si concentra poco, o per responsabilità del tecnico, fatto sta che il gambiano, ora che non c’é nemmeno Palacio, …boh. Insomma, le prospettive sono che 4 o 5/11 dei titolarissimi siano nuovi. Palacio e Danilo, all’INPS. Due più freschi, almeno, via per far quadrare le somme. Insomma, come si dice, bene ma non benissimo.

In questo contesto Fenucci, quello che dice che in epoche di crisi è meglio comprare a poco che vendere…a niente (sembra John Maynard Keynes, in realtà è solo un buon gestore e calibrato pr romano, antico navigatore di procellosi mari pallonari), appare come il famoso orbo da un occhio in un contesto di ciechi. Tutt’altro che certo che il patron gli dia retta e che i suoi sottoposti eseguano. Per comprare un 32enne emigrato in Cina come un Pellé qualsiasi (sì, parlo di Arnautovic), ne stiamo parlando da cinque/sei mesi: per dire. E l’affare è solo probabile. 

Temo un inizio di stagione difficoltoso. Sarà facile, in caso, scaricare definitivamente ogni colpa sul mister e invocare un rogo pubblico, come le streghe a Triora. A quel punto qualcuno invocherà Marco Giampaolo, uno che esprime il massimo dell’inettitudine se lo fai subentrare. Spero che quel giorno – se accadrà – qualcuno si ricordi che, se proprio doveva, quell’operazione andava fatta in giugno.

Alberto Bortolotti

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