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Ricciardo davanti a Vettel e Hamilton ma a Montecarlo vince la noia

Gara senza sussulti a Montecarlo con Ricciardo che vince davanti a Vettel e Hamilton che mantiene 14 punti di vantaggio in classifica sul ferrarista

– di Alberto Bortolotti –

Non ci fosse stato il botto tra Leclerc e Hartley sarebbe stato il gran premio di Montecarlo più noioso e meno spettacolare della storia. Una sola safety car virtuale e i quattro davanti che sembravano dei taxisti di lusso. Lo conferma Kimi Raikkonen: “Non è successo praticamente nulla durante la gara, è stata una corsa piuttosto noiosa. Ci siamo limitati a seguire chi stava davanti. Chi si trovava al comando ha dettato il ritmo e su questo tracciato non c’è stato modo di superare. Non sono mai riuscito ad attaccare Hamilton. Abbiamo provato a fare del nostro meglio, ma questo credo che valga per tutti i piloti in gara“. Vince Ricciardo, in testa da subito, su Vettel ed Hamilton, quarto Raikkonen e quinto Bottas. A punti Ocon, Gasly, Hulkenberg, Verstappen e Sainz. In classifica Hamilton ha 14 punti su Vettel, e poi il gruppetto Ricciardo, Bottas e Raikkonen, tra 72 e 60 punti, a oltre 40 di distacco dal vertice. Il campionato è già profondamente segnato. Sul fronte del mercato, mentre Daniel Ricciardo attendeva Sebastian Vettel e Lewis Hamilton per la tradizionale foto post-qualifiche, nella pit lane di Monte Carlo è arrivato trafelato Helmut Marko con un telefono in mano: “Daniel, è per te”. “Era il capo, Dieter Mateschitz – ha poi spiegato Ricciardo – ed era felice, quindi diciamo che è stata una bella telefonata”. La chiamata del boss austriaco, che non ha resistito alla tentazione di congratularsi con Ricciardo per la pole position prima ancora che l’australiano si recasse alla conferenza stampa, è sembrata molto eloquente. Facciamo un passo indietro di sei settimane, alla vigilia del GP di Cina. I piani della Red Bull erano quelli di provare a tenere Ricciardo (in scadenza di contratto) ma senza un’eccessiva convinzione e alle condizioni dettate dal team. Ora le cose sono cambiate ed è più facile che se ne vada l’olandese.

Alberto Bortolotti

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