Nessuno poteva prevedere che il Milan scivolasse dal primo posto del 22 maggio scorso, festeggiato con il diciannovesimo scudetto a Reggio Emilia, al quarto di oggi ai confini della zona per l’Europa League. Tra le tante sorprese negative il primo posto spetta sicuramente a Rafael Leao, quasi irriconoscibile durante questa stagione. C’è poi il grande bluff della campagna acquisti, che invece di rinforzare l’organico a disposizione di Stefano Pioli lo ha indebolito. Un discorso a parte, invece, merita Zlatan Ibrahimovic, che forse è il vero simbolo della crisi rossonera. Il motivo? La società milanese gli ha rinnovato il contratto l’estate scorsa rinunciando ad acquistare un altro attaccante più giovane. La verità è che la proprietà e Maldini non hanno avuto lo stesso coraggio di De Laurentiis che non ha rinnovato il contratto a Insigne, bandiera del Napoli, forse condizionati dall’egoismo di Ibra che non a caso ha ammesso che sarebbe stato troppo facile smettere dopo aver vinto lo scudetto. Ma l’età avanza e il tempo passa anche per lui e soprattutto per il Milan, che non può vivere di rendita su uno scudetto, ad oggi, sempre più lontano.
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