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AIC, Calcagno: “Questione orari? Da parte nostra richieste costruttive. Il problema c’è”

Il vicepresidente dell’Associazione Italiana Calciatori tuona sulla questione degli orari dei match: “Se si giocasse 17.15 si abbasserebbe il livello” Il vicepresidente dell’AIC Umberto Calcagno è tornato a parlare dei tanto discussi orari dei match da disputarsi al momento della ripartenza della Serie A. Ospite di Sky Sport, l’avvocato 49enne di Chiavari ha sottolineato: “Noto che si sbandiera ai quattro venti che ci saranno solo dieci partite al pomeriggio, che non si gioca a Lecce o Napoli. Siamo abituati al fatto che qualcosa, se proposto dai calciatori, da costruttivo diventi motivo di polemica. Purtroppo i calciatori non possono dare un contributo, non ci viene richiesto e si tenta di darlo. In tanti ci hanno segnalato questa criticità: alle 17.15 giocare è un problema anche in Pianura Padana, non solo a Lecce o Napoli, vogliamo dare un contributo perché si abbasserebbe il livello delle partite. Si fanno paragoni con i Mondiali, ma stiamo parlando di due scenari completamente diversi. Probabilmente si poteva vivere la nostra richiesta in maniera più serena“. Calcagno ha focalizzato l’attenzione anche sui campionati minori: “Partiamo dal presupposto che ho giocato cinque volte i playoff in Serie C, a temperature abbastanza elevate. È giusto anche ragionare delle categorie inferiori: qualche passo avanti sulle 17.15 è stato fatto. Se oggi si sbandiera ai quattro venti che ci saranno solo dieci partite e non saranno alle 16.30 vuol dire che un problema c’è”. Il consigliere della FIGC ha rincarato, quindi, la dose: “Abbiamo detto che non facciamo demagogia, e poi i calciatori di A non possono fare una richiesta? Tra l’altro riguarderà anche quelli di B e C. Qui nessuno ha detto che non si giocherà senza che si dica sì a queste richieste. Però non è possibile che non possiamo fare nemmeno una richiesta. Inizialmente, si parlava delle 16,30. Quando c’è stato il via libera con il protocollo abbiamo detto che giocare a questo orario sarebbe stato sbagliato. Abbiamo portato avanti un confronto, che ha portato a svolgere solo dieci partite e alle 17.15: vuol dire che la richiesta non era così strampalata”.

Tiziano De Santis

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