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Federica Masolin: “Dopo il Giappone non volevo più raccontare uno sport così”

Federica Masolin è una giornalista e conduttrice televisiva italiana, passata da quest’anno alla conduzione ufficiale dello studio di Champions League per i canali di Sky sport. Prima di questa annata però, era già nel cuore degli appassionati sportivi per i suoi racconti da inviata della Formula Uno, dove aveva iniziato esattamente 10 anni fa. Nel 2017 è stata premiata come reporter televisiva italiana dell’anno con il 52.4 % dei voti. Intervenuta di recente al “Basement ”, il podcast divenuto ormai molto famoso di Gianluca Gazzoli, si è lasciata andare al racconto di aneddoti ed esperienze personali, dalle più divertenti a quelle più intense. Tra queste ultime, ha narrato l’evento più brutto della sua carriera. 

Dopo Senna, l’incidente di Jules Bianchi

Durante la lunga chiacchierata la nuova conduttrice di Sky Sport, incalzata dalle domande di Gazzoli, si è soffermata sul rapporto di rispetto e stima che negli anni ha sviluppato con Charles Leclerc. Proprio il monegasco era grande amico di Jules Bianchi, vittima di un incidente fatale nel Gran Premio di Suzuka del 2014 e tragicamente morto dopo oltre 9 mesi di coma alla prematura età di 25 anni. A riguardo, Federica Masolin ha poi confessato di aver vissuto veramente male quella situazione, a tal punto da dubitare della sua volontà di proseguire col racconto della Formula Uno.

Quello è stato l’evento più brutto della mia carriera. Dopo tanti anni, dopo Senna, non pensi possa esserci un incidente in grado di far morire una persona. Nel paddock era calato un silenzio rumoroso, avevamo capito da subito che qualcosa di grave fosse successo. E non è stato bello, non è stato bello per niente. Vedere morire una persona che condivideva degli attimi con noi è stata la dimostrazione che “Motorsport is dangerous”. In quel momento io non volevo più raccontare uno sport così e lo ho confessato; per me lo sport è gioia e divertimento. Eppure, la cosa assurda è che i piloti dicono di essere consapevoli di questo rischio che corrono. Con il tempo ho infatti imparato ad apprezzare questa loro follia. 

Jules Bianchi in azione con la Marussia (ph. Image-Sport)

La svolta nella sicurezza dopo l’incidente di Bianchi

Purtroppo nessuno riavrà indietro Jules Bianchi, ma la sua perdita non sarà stata vana. Per la stessa famiglia sarà una magra consolazione, ma la tragedia che ha coinvolto il pilota francese ha contribuito a dei cambiamenti nell’ambito della sicurezza, fondamentali in uno sport in cui il pericolo è dietro l’angolo. L’introduzione dell’Halo, la protezione sopra la testa legata all’abitacolo delle vetture, è sicuramente la più eclatante: incidenti come quello di Hamilton che finisce sopra Verstappen o di Zhou che finisce a testa in giù, sarebbero potuti essere fatali in sua assenza. La stessa sospensione dell’attività in pista quando mezzi mobili come le gru sono sul tracciato, si deve all’esperienza de suo caso. Il mondo della Formula Uno ricorderà per sempre il talento cristallino di Jules – che oggi sarebbe molto probabilmente alla guida della Ferrari – e la sua bontà d’animo, in pista e soprattutto fuori. “Gone but never forgotten”. 

LEGGI ANCHE: Ferrari, l’insolito sponsor “Tifosi 0.0%”: di cosa si tratta?

Pietro Santini

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Pietro Santini

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