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Falli di mano: il regolamento del calcio non garantisce equità competitiva

Il tocco col braccio nella propria area di Matthijs de Ligt in Juventus-Bologna ha riaperto il dibattito sul regolamento e sull’equità competitivaSerie A2 di basket, stagione 1992-93. La Fortitudo gioca a Marsala, sbaglia partita, perde contro gli ultimi in classifica ma otterrà comunque i 2 punti in palio: un oggetto aveva colpito Emiliano Neri, costretto ad abbandonare la contesa. 20-0 a tavolino dunque, perchè il peso specifico del pivottone dai riccioli biondi in quella squadra non era magari elevatissimo, suvvia, ma era venuta meno l’ “equità competitiva”. Mi rimane impressa da allora questa formula elegante che ci rimanda alla fonte da cui si abbevera e grazie alla quale trova senso ed forza lo sport: Il Regolamento. Chi stabilisce l’equità competitiva? Solo qualcosa di assoluto: Il Regolamento, appunto. Ecco, purtroppo Il Regolamento del calcio sui falli di mano oggi non è assoluto. Quindi, non garantisce equità competitiva. E chi come me contribuisce nel proprio piccolo a raccontarlo, il calcio, reagisce in due modi: la maggior parte prende una posizione (non è importante quale), la tiene con tigna (e un po’ di boria), porta elementi a carico, sbeffeggia l’opposizione; altrimenti ci siamo noi (quattro gatti) che leggendo Il Regolamento ammettono di andare in difficoltà. Lo troviamo ambiguo, controverso, intorcigliato su se stesso, incomprensibile. Forse siamo semplicemente un po’ tonti eppure, non escludendo tuttavia l’eventualità, preferisco professarci agnostici: non siamo in grado di capire quando un impatto del pallone con la mano è considerabile lecito o meno, perchè non riteniamo di avere gli elementi necessari. Aggiungo: se alcuni arbitri possono “sguazzare” tra le larghissime maglie di una libertà interpretativa gigantesca, altri mi paiono in preda ad evidenti tormenti. E la credibilità del calcio, con un Regolamento che fa e disfa da solo, è un problema. “Magari fossero tutti così i problemi”? Giusto! Ma nella misura in cui il calcio incide sull’economia e nella società, sì: può essere un problema.

Leonardo Vicari

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