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Cinque cerchi quotidiani # 1 Giappone e Giochi separati in casa

Si comincia domani con la Cerimonia di Apertura: di solito era anticipata da qualche rivelazione sul programma, stavolta è la fotografia di un Giappone distante da Giochi che ha cercato ( nel 2013 al tempo del voto sulla sede di quest'Olimpiade, il Paese disse: chiediamo i Giochi al mondo per avere l'aiuto di tutti a ripartire dopo Fukushima ) e da cui, causa Covid, si è separato in modo netto, e così ogni giorno bisogna registrare i conti aperti col passato di dirigenti del comitato organizzatore legati all'evento che devono farsi da parte, chi perchè viene scoperto il suo curriculum da tragico bullo a scuola, chi perchè si è permesso di scherzare sulla Shoah. In realtà le gare sono cominciate già ieri e da queste urgenze di calendario si capisce che Tokyo 2020 non poteva non partire, e non solo per onorare il marchio che ha conservato, ma anche e soprattutto perchè in questa estate di mondo unito più che dallo sport dalla pandemia ogni giornata di gare completata senza altri problemi sarà un viaggio importante tanto quanto la meta che contiamo di raggiunhgere, tutti, l'8 agosto. Intanto, nel sienzio di chi non ha tutti gli elementi per capire una rivoluzione, il Cio si è allungato la vita assegnando i Giochi del 2032 a Brisbane. E di nuovo nel calendario è la rivoluzione. Prima del Covid, prima che le Olimpiadi diventassero un argomento scomodo per le agende di tanti Paesi, i Giochi erano assegnati con sette anni di anticipo. Nel 2021 avrebbero dovuto essere assegnati quelli del 2028 che invece, da anni, sono di Los Angeles ( dopo Parigi 2024 ). Mettendo la sua bandiera a Brisbane per il 2032 il Cio si è garantito undici anni di vita serena: non facile ma possibile per i Giochi Estivi, molto più difficile frealizzare la stessa impresa per quelli Invernali. Oltre tutto, la novità è rimasta indigesta a tanti membri Cio che hanno capito che nessuno li coccolerà più come prima.

A Tokyo, ma non in GIappone

Dei 15 sponsor del Cio, 3, un buon venti per cento, Toyota, Bridgestone e Panasonic, sono giapponesi, a compensare il dominio dei dollari Usa nel portafoglio dei Giochi. Ma adesso una di queste aziende, Toyota, pur continuando a pagare quanto deve, per scelta, ad esempio in Italia si è presa il diritto di sostituire al Coni lo storico e inevitabile partner nazionale Fiat, ha deciso che non legherà la sua immagine ai Giochi in Giappone. La gente all'improvviso, e poco importa che sia per colpa del Covid, e non per un tradimento manifesto, ha smesso di amare i Giochi e vuole far sparire ogni riferimento a una passione antica. Non ci saranno giapponesi negli impianti, il timore è di vedere accostato il medagliere alla classifica dei contagi. In questo mondo imperfetto persino il Villaggio Olimpico si è già rivelato come una bolla bucata. Ancora ieri la ginnasta Biles era la paladina che, sui social, difendeva Vanessa Ferrari dagli insulti di chi attribuiova all'azzurra una frase in realtà detta da un'altra. Oggi la stessa Biles,sicuramente una delle atlete di punta di questi Giochi, se ne è scappata da quel Paradiso in terra che dovrebbe essere il viallaggio olimpico per paura di essere contagiata e si è trasfertita armi e bagagli in un albergo.

Spedizione azzurra da 384 atleti, ma da quante medaglie ?

Gli atleti nostri, eleganti domani in tuta Armani, in una cerimonia che è anche una sfida di stile con gli Usa in Polo Ralph Lauren, la Francia in Lacoste, il Regno Unito in Stella Mc Cartney, sono quadsi 400. Fotografia di una qualificazione riuscita a tante squadre ( pallavolo donne e uomini, pallanuoto uomini, softball ovviamente donne e basket uomini, aggiungendo le coppie donne e uomini di beach e la nazionale femminile di basklet 3×3 ), e guadagnata da tanti atleti, il contingente più numeroso, e parliamo proprio di atletica. Ma il bancomat azzurro, per riscuotere medaglie, ce l'hanno sempre nuoto e scherma. Il resto lo scopriremo da domani se, con spirito olimpico, saremo curiosi e non prevenuti di fronte a tante discipline. Io ad esempio raccomando di seguire l'arrampicata sportiva: se anche non andiamo sul podio per le Olimpiadi, potremmo guadagnarlo come meta per il turismo sportivo che presto tornerà a muovere il mondo. A domani.

 

Luca Corsolini

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