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Se ne è andato il giudice Peppino Viola, il reggino che regalò l’oriundo Ginobili al basket italiano

-di Sandro Crovetti-

Giugno 1987 nella sede della Lega Basket di via Aldo Moro 64, al 13 esimo piano delle Torri della Fiera disegnate da Kenzo Tange, si tiene una riunione della Giunta Esecutiva nella quale esordisce il nuovo emozionato responsabile delle relazioni esterne, il 29 enne reggiano Alessandro Crovetti.

E nella splendida sala assemblee siedono questi signori: il ministro Gianni De Michelis, l’avvocato Gianluigi Porelli, il giudice Giuseppe Viola, il dott. Antonio Bulgheroni, il dott. Enrico Prandi, l’ing. Gilberto Boris, l’ing. Nicola De Piano e l’avv. Claudio Coccia.

Diversi di loro ci hanno già lasciato ed oggi lo ha fatto il giudice Viola, che per dieci anni ebbe un ruolo importantissimo in quel consesso decisionale. L’uomo del basket a Reggio Calabria, inconfondibile perché la società portava il suo cognome,  quello del fratello Piero prematuramente scomparso.

Risultati straordinari di un uomo con uno stile, un linguaggio estremamente  forbito, una cultura sempre esibita con modestia, e l’equilibrio di un giudice di livello altissimo, che hanno portato la società reggina, grazie a lui, dalla serie C all’elite del basket italiano.
 

E nelle dispute tra i club nelle assemblee quando prendeva la parola il giudice Viola calava un silenzio epocale, perché la sua parola era autorevole e sempre tendente ad un soluzione pacifica ed intelligente.

Era il contraltare della esuberanza dell’avv.Porelli e quando in sede si doveva risolvere un problema l’avvocato diceva “Sentiamo cosa dice il Giudice” e dall’altra parte, con toni e cortesia di tipo settecentesco arrivava sempre una risposta che portava alla soluzione del problema. 

 Dobbiamo a lui se Manuel Ginobili, da sconosciuto che era, ha iniziato ad evoluire nel palasport reggino “perché in fondo se c’era stata una regola sugli oriundi nel calcio che fece giocare Omar Sivori perché non poteva essercene una nel basket per far esordire questo giovane Manuel Ginobili, marchigiano di origine?”

Cosi’ parlo il Giudice Viola. E così fu.

E Reggio Calabria sicuramente saprà ricordarlo per sempre. 

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