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L’orgoglio ucraino della famiglia di Shevchenko: “Mia madre e mia sorella? Non vogliono lasciare Kiev”

L’ex attaccante del Milan ed ex allenatore del Genoa, Andryi Shevchenko è stato intervistato da Repubblica riguardo la guerra in corso tra Ucraina e Russia.

Sheva ha esternato tutta la sua preoccupazione per il suo paese colpito dall’invasione russa, appellandosi allo sport e al calcio in particolare come possibile mezzo per aiutare una popolazione che sta attraversando uno dei periodi più difficili della sua storia. Queste le sue dichiarazioni:

“Dal 24 febbraio scorso sono concentrato solo su questo, giorno e notte: come aiutare il mio Paese e la mia gente, come fermare al più presto questa guerra, come raccogliere fondi, come fare in modo che il resto del mondo sia informato costantemente sulla tragedia dell’Ucraina”.
“Fino a otto giorni fa speravo che non arrivasse l’invasione. Invece le città, Kiev, Mariupol, Sumy, Kharkhiv, sono sotto assedio, la gente vive sottoterra nei rifugi, anche i bambini. C’è il terrore costante degli attacchi dei missili, è una vita sospesa. Le parole non bastano a descriverla”.

Mia madre e mia sorella le sento ogni venti minuti. Stavo andando da loro, ma lo spazio aereo è stato chiuso. Mia zia è rimasta quattro giorni sottoterra senza uscire. L’ha liberata da poco mio cugino ed ora sono insieme a mia mamma che mi dice: ”Andryi il tuo compito è raccontare quello che succede, aiutare”. Ho provato a farli venire qui, ma non vogliono abbandonare Kiev, è lo spirito ucraino”.

“Farò tutto il necessario per il Paese, tutto quello per cui posso essere più utile. Capire la situazione, cercare di parlare con la diplomazia anche sportiva, raccogliere denaro per i rifugiati, cibo, medicine, organizzare con la Croce Rossa. Lo Sport ha un potere incredibile: può cambiare il mondo“.

Ringrazio l’Italia, che ci sta molto vicina. L’Ucraina sta cercando solo la pace, sta difendendo la sua libertà. C’è bisogno di donazioni, abbiamo attivato un conto corrente presso la nostra ambasciata. Quello che accade è inumano, non bisogna smettere di parlarne. Abbiamo bisogno di sentire il sostegno della comunità internazionale in ogni momento”.

Ucraina la Mondiale? Il calcio non esiste per me, ora. Ogni mattina mi sveglio e penso solo a che cosa posso fare per il mio Paese. Sono orgoglioso del mio popolo: combatte per la libertà, per il nostro suolo, per i diritti”.

LEGGI ANCHE: FIFPro lancia l’allarme per i tanti giocatori stranieri dispersi in Ucraina

Filippo Rocchini

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