Francesco Totti si è raccontato in una lunga intervista a Vanity Fair realizzata prima della morte del papà Enzo. “Le cose che contano davvero? Oltre ai figli e alla famiglia, la parola data. Non servono firme, contratti o avvocati. Basta una stretta di mano. Basta guardarsi negli occhi. Certe cose me le hanno insegnate fin da quando ero bambino e io a certe cose credo ancora”.
Degli anni vissuti in maglia giallorossa, Totti ha spiegato: "A me piace scherzare, essere ironico e sdrammatizzare, ma dietro una battuta c'è spesso la verità. E la verità certe volte era meglio non esprimerla. Dire quello che sapevo, o che pensavo, avrebbe creato problemi. Avrei fatto solo danni: a me stesso e alla società. Preferivo evitare. Per anni ascoltate tante cose false sul mio conto, mi hanno fatto soffrire. C’erano momenti in cui per smentire le bugie che raccontavano sui giornali, in radio o in tv, sarei andato in guerra.”
Non poteva mancare una battuta su Spalletti: “Più mi impegnavo, più lui cercava la rottura, la provocazione, il litigio o il pretesto. Capii in fretta che in quelle condizioni proseguire sarebbe stato impossibile. Così, per la prima volta in 25 anni di Roma, tra gennaio e febbraio, mollai”.
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