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Cessione Sampdoria, si spera nel sogno Al Thani. Sullo sfondo Bonetti con Di Silvio

Ha fatto molto rumore. Diciamoci la verità, Er Viperetta, presidente dal 2014 della Sampdoria, non è una figura amata nel mondo del calcio. Comportamenti eccentrici e la netta sensazione di uno standard che non può reggere: va bene che è doveroso elevarsi socialmente, ma tra fare l’autista di Gianni Morandi e sedersi al tavolo con Agnelli, Berlusconi e il “collega” cinematografico De Laurentiis ci deve essere ancora differenza.

Ha fatto molto rumore, dicevamo, il tam tam su una prossima, imminente cessione del club blucerchiato. Il “progetto” (termine abusatissimo e spesso solo una scontata foglia di fico per normalissime cessioni degli asset più importanti, ovvero i calciatori vendibili) è affascinante per il popolo doriano, ovvero il coinvolgimento dei moschettieri dello scudetto per “sampdorianizzare” un club, come usa oggi – salvo dovute eccezioni, tipo il Milan affidate alle amorevoli e rossonerissime cure di Paolo Maldini -, pieno di “gente di mondo” che nulla ha a che vedere con il passato di questa metà di Genova.

Il “garante” è lombardo, ma di sicura militanza “ciclista”, ed è Ivano Bonetti. Il tramite, barese, appartiene sempre al cinema, abita tra Bologna e il sud della Francia, ed è già stato più volte accostato a club di calcio e basket, Franco Di Silvio. Gli acquirenti del club che, formalmente, Massimo Ferrero potrebbe cedere, sono una misteriosa “Lady x” che qualcuno colloca al alti livelli nella Banca Centrale Europea in epoca di presidenza Draghi e Al Thani, l’emiro qatariota proprietario del PSG. A completare il mistero c’è il racconto che vuole tutto il trust riunito in questi giorni a Cuba. Che c’entri l’isola “comunista” con una megaoperazione finanziaria di sapore petrol-capitalista è solo un tocco di esoticità dato a questa possibilità di cambio.

In realtà quella famiglia non ha soltanto acquisito da tempo la proprietà dello storico club parigino ma, con un ramo “collaterale”, possiede da tempo il Malaga (anche se ora con modalità da “amministrazione controllata”), e, dopo un rutilante inizio da 170 milioni di € per il mercato, si è scesi a 40 e poi nella bassa serie B iberica. Ciò significa solo che non è tutto oro quello che luccica. Ma la regola dello spettacolo prevede ritmi da “serie” cinematografica. E, giustamente, dopo anni di vacche magre, a Genova sperano. Anche perché la prima conferenza stampa, se si farà l’affare, sarà “siamo qui per vincere tutto quello che si può”. Adrenalina a 1000, e fiducia nel ramo nobile della famiglia.

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